giovedì 25 gennaio 2007

Olivo Dutto:'Una mostra per non dimenticare'.Memoria e cimeli di un partigiano ventimigliese

Olivo Dutto
VENTIMIGLIA (IM). “Vorrei una mostra perché non si dimentichi…mai”. In occasione della Giornata Nazionale della Memoria (27 gennaio), suona perfettamente, e quasi come uno slogan, il forte e motivato desiderio del partigiano Olivo Dutto. Segretario della sezione ventimigliese dell’Associazione Nazionale Combattenti Reduci, Dutto è custode di incredibili testimonianze di doloroso vissuto umano che trovano spazio nella sede cittadina dell’associazione, patrimonio che oggi vorrebbe condividere, in un ideale passaggio di testimone con le nuove generazioni, attraverso l’allestimento di un’esposizione.

Le guerre che nei decenni hanno segnato la storia italiana hanno infatti lasciato, anche nel ponente ligure, cimeli che ora si fanno memoria. Centinaia di foto d’epoca, alcune piccolissime e molte sbiadite dal tempo, scattate da fotografi allora in forza ai militari. Attimi che parlano di trincee, fame, orrore e resistenza della Prima Grande Guerra. E poi documenti con firme autentiche, fotografie della 3°Compagnia Fanteria (1906), della Brigata Marittima, della 1°Compagnia Alpini (1903) e del Vescovo di Ventimiglia Monsignor D’Afra ((1908) uno dei primi Vescovi della città frontaliera.
Un po’ più in la, sulla stessa scrivania, Dutto sfoggia con emozione anche il vecchissimo ritratto del Signor Tamagni famoso notaio ventimigliese (papà di Cecco), l’album in Carnia (1916) con le trincee sotto la neve e lo scatto alla 1°Compagnia Alpini Battaglione Ceva-San Giacomo d’Entraque (1900).
Un certo brivido corre sulla schiena guardando le lettere spedite a casa dai soldati: l’inchiostro nero e quella carta un po’ sgualcita.
Ma scopriamo anche gavette, borracce, elmetti, maschere anti-gas, giberne, fotografie di decorati con medaglie d’oro oltre a ciò che rimane di uno scarno pasto militare (scatolette di carne e di sardine) segnato da una scheggia.
I cimeli di guerra raccolti da Olivo Dutto
Nella bacheca, sistemate con la massima attenzione, anche medaglie, gradi, fischietti dei comandanti e un timbro militare che contiene la sabbia del Carso.
Non sono molti quelli che oggi possono raccontare quegli anni ma, tra i circa 80 associati della città ventimigliese, 3 vantano la classe 1910 mentre, a Dolceacqua, il Cavaliere Ufficiale Gastone Paraschiva conserva ancora la decorazione al Valor Militare al fronte della Prima Guerra.
Nato a Boves (CN) nel 1928, Dutto ha invece nel sangue la Seconda tragica Guerra che gli bruciò, per ben due volte, la casa di famiglia. Di quegli anni bui, a Boves (‘la città martire’) rimane la Stele di Castellar a ricordo della prima battaglia per la Liberazione. “Ricordo ancora - racconta con emozione - l’angoscia di tante fucilazioni che a quindici anni i tedeschi mi obbligarono a guardare e la fame dopo che, in coda per ore, scoprivamo che le razioni del pane erano finite. Per quel giorno il pasto saltava”.
A 16 anni diventò intermediario delle missive segrete dall’Italia alla Francia (al Porto di Tolone) per i sommergibili inglesi tanto che, il 14 luglio del ’70, fu’ decorato dai Partigiani francesi.
Proprio perché la guerra l’ha conosciuta bene, Olivo Dutto, per 26 anni al servizio scolastico prima come bidello e poi come segretario, continua la sua raccolta di materiale bellico che iniziò nel 2004, quando accettò la carica di segretario anche per colmare la solitudine per il lutto della sua compagna.

La mostra per ora, forse rimarrà ancora un desiderio poiché, come il Presidente della sezione l’avvocato Aldo Lorenzi (reduce di Russia) ha evidenziato “ manca uno spazio che garantisca un’adeguata custodia del materiale”. Ma Olivo non demorde: Prima o poi, la mostra si farà. - conclude - Così potrò gridare ai giovani quanto le guerre lascino solo morte. Meglio credere nei veri valori dell’umanità e del senso civile”

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