lunedì 24 novembre 2008

A Sanremo una "carrambata" mormannola attesa da 40 anni

Giuseppe De Franco, Silva Bos, Franco Grisolia, Lucia Regina
Sanremo (IM). Emozionante “amarcord” quello di FRANCO GRISOLIA (classe 1958, figlio di Gino de Sartori) e mio marito GIUSEPPE DE FRANCO, per tutti Pino (classe 1956 e figlio di Rocco di Misciulera), i due mormannoli che domenica 23 novembre 2008 si sono rincontrati dopo quasi 40 anni, in una storia che tanto sa di quelle carrambate viste in tv. 


Grazie alle molte annose ricerche telefoniche dello zelante Franco, da tempo ormai residente a Chiavari-Ge (ma che spesso trova il tempo per una scappata al paese) con la moglie mormannola Lucia Regina, i due compagni di gioventù sono riusciti ad abbracciarsi a Sanremo-Im. Proprio a Sanremo dove mi ha conosciuta e felicemente sposata, infatti, Pino risiede da ben 32 anni dopo essersi dovuto purtroppo allontanare da Mormanno dal 1970 (a parte un breve weekend nel 2006). 

Impacciati ed incuriositi di vedere come il tempo li avesse cambiati, Franco accompagnato da sua moglie è arrivato all'appuntamento che anche Pino ed io, trepidanti, aspettavamo sul ciglio del marciapiede nella piazza principale. 
Un primo sguardo da lontano. Poi un grande, enorme sorriso e l’abbraccio sincero dei due conterranei mentre tra me e Lucia è stata da subito complicità. 

Franco Grisolia - 2 Elementare - 1965
E’ bastato un attimo e davanti ad un buon caffè, è partito un susseguirsi in crescendo di nostalgiche reminiscenze: quei colori, quei profumi, fino a sera tardi a giocare a moscacieca in villa, quelle discese a rotta di collo con le carriole con i cuscinetti a sfera e con le ginocchia spesso sbucciate. E i pomeriggi passati davanti a quei grandi camini cercando svogliatamente di studiare, i tornei con la mazza e lu spizzingolo e, dopo le quotidiane marachelle, le immancabili fughe in quei vicoli che li hanno visti crescere.

Stralci di vissuto che spesso il mio Pino mi racconta ma che solo con chi con lui li ha condivisi sembravano, come è giusto che sia, regalargli quel genuino fremito al cuore. 
Giuseppe De Franco
E poi mille e più le domande su tizio e caio, su questo compaesano o quell’altro familiare, sorridendo nostalgicamente di un mondo che non c’è più; commentando gli oggi pochi e brizzolati capelli e, con orgoglio, le belle famiglie che ci si è saputi costruire.

Quanta commozione ho colto nei loro sguardi che la vita da emigranti ha diviso ma che l’amicizia e l’attaccamento per le proprie radici ha saputo ricongiungere casualmente nella Riviera ligure, in questo dolce flashback nella promessa, anzi, la certezza di tante altre belle occasioni, magari compresa una bella vacanza a mo’ di rimpatriata di gruppo.

Perché in fondo basta semplicemente andare dove là ti porta il cuore.

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