giovedì 2 agosto 2007

A rischio il leccio di Napoleone


Stefano Rapetti
CASTELLARO (IM). Il primo dei cinque lecci (dichiarato albero monumentale dal corpo Forestale dello Stato) che si stagliano nel cielo del Piazzale del Santuario della Madonna di Lampedusa a Castellaro è a rischio
A darne annuncio è il fitoiatra e fitopatologo Stefano Rapetti, considerato il più famoso tecnico di tutta la Regione. L’età stimata della pianta è di circa 400 anni, approssimativamente la stessa del Santuario. 

Purtroppo, il leccio monumentale (sotto il quale la leggenda vuole che Napoleone Bonaparte si sia fermato a riposare) presenta problemi di infiltrazioni d’acqua che potrebbero farlo marcire. Di recente, una delle piante è purtroppo seccata e su di essa Rapetti e la sua equipe dell’Istituto Regionale per la Floricoltura di Sanremo, hanno proceduto alle analisi: la diagnosi è ‘attacco di fungo cariogeno’, la pericolosa carie bianca che porta, solitamente, alla necrosi. “Si tratta di una malattia subdola e la più compromettente per i lecci - descrive con competenza Rapetti - che, se da una parte hanno il vantaggio di essere piante a legno duro, sono lenti nel crescere e nel cicatrizzarsi”.
Il fungo, entrando da grosse ferite, agisce inizialmente dall’interno esternando, solo alla fine, le sue fruttificazioni, solitamente piccoli carpofori o funghetti a mensola. 

Il famoso 'Leccio di Napoleone' a Castellaro
Ora, perciò, le quattro piante sono sotto osservazione. Si sa già che molti prodotti e mezzi chimici, per legge, non possono essere usati e comunque la loro efficacia spesso è dubbia poiché si andrebbe a interessare solo il sistema vascolare. 
Purtroppo, però, oltre a questa diagnosi, come in natura per tutti i soggetti di età avanzata, se ne affiancano altre, in questo caso l’attacco del tremendo coleottero Cerambicide. Vivendo tre anni all’interno della pianta e realizzando in essa grosse gallerie ovoidali interne, contribuisce alla naturale compromissione del legno.

I tempi, dunque, stringono e il programma di intervento sta per questo per essere steso: i tecnici prevedono di proteggere il prezioso leccio con un’aiuola ed è probabile che si costruisca un pilastrino per quello poco lontano, ormai pericolante, mentre per approfondimenti più specifici, si pensa di far uso di un metodo modernissimo di Tomografia interna
In circa due mesi si spera venga completato il piano che dovrà essere vagliato, per il via libera finale, dal Corpo Forestale dello Stato che, fino ad oggi, ha censito 1255 esemplari monumentali in Italia di cui oltre 100 distribuiti sul territorio ligure.

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