giovedì 7 giugno 2007

Le serrature per me non hanno segreti.A tu per tu con Dante Di Battista collaboratore delle Forze dell'Ordine

Dante 'Bruno' Di Battista
SANREMO (IM). Chiavi da duplicare o serrature che si inchiodano. Per questi problemi la fama del signor Dante Di Battista, per tutti Bruno, si estende sia in tutta Italia che nelle zone d’oltralpe. Nel suo laboratorio di Via Volta si occupa della realizzazione di ogni tipo di chiave e riparazioni di serrature recandosi, quando necessario, anche sul posto.
Le richieste, perciò, sono le più svariate: dalla semplice buca delle lettere al caveau di una banca.

Affascinante davvero, ma sarebbe riduttivo pensare che questa attività sia solo questo: manualità e professionalità, certo non mancano ma oltre, Bruno fa tanto altro e molto di più ne riceve in rapporti umani.
Importante la sua collaborazione con l’autorità giudiziaria (anni ‘70/’80) attraverso le richieste delle sue personali prestazioni in situazioni delicate, tra l’altro, proprio in momenti storici e culturali, gli “anni di piombo”, che hanno segnato la cronaca italiana.
A suo dire la propria attività gli ha aperto un mondo di sensazioni e di sensi di responsabilità e, ascoltandolo, si può capire il perché: “Vicende di immensa tristezza - racconta - in cui sono intervenuto (sempre per le autorità) in contesti estremi, a volte con bambini come protagonisti in storie di degrado e squallore sociale. Momenti di angoscia e di imbarazzo come l’irruzione che, con i carabinieri, abbiamo fatto in una abitazione alle 4 del mattino. Rammento ancora che, aprendo la porta, il ricercato, nell’affanno di prendere la pistola e scappare, si infilò le mutande al contrario”.
Il suo laboratorio
Bruno ne ha sbrigate tante. Situazioni anche buffe come quando dovette aprire le manette che, un carabiniere fece provare per scherzo ad un amico senza rendersi conto di non avere le chiavi per riaprirle; o quella volta in un grande albergo nel quale un cliente in procinto di partire, chiese di riavere i propri effetti depositati nel caveau (di cui il portiere di turno aveva chiuso le porte dimenticandosi dentro le chiavi).
E poi gli incontri di persone semplici, ancora genuine. Quelle che, completato il lavoro, insieme al saldo ti porgono un po’ imbarazzate, un paio di limoni e qualche uovo. In loro trovo una profonda dolcezza. Ma il grazie più bello, lo ricorderò per sempre, l’ho ricevuto da una signora non vedente rimasta chiusa in casa con la sua assistente sociale. Appena riuscii ad aprire la porta mi gettò le braccia al collo e con le mani mi toccò il viso dicendomi ‘grazie, come vorrei vederla in faccia’ ”.
Bruno sottolinea poi quanto sia sempre stato incorruttibile rifiutando, nonostante le tante minacce fisiche o psicologiche, richieste poco chiare o di dubbia onestà: eredità, separazioni difficili, una cantina, un’auto, o peggio circostanze particolari dove c’è di mezzo la giustizia, in cui spesso qualcuno vuole scavalcare la legge.
L’articolo 614 del Codice Penale - descrive con competenza - parla chiaro in materia di violazioni di domicilio ‘il responsabile dell’apertura non è colui che la commissiona ma è chi la esegue’ ”.  
Non mancano poi i ricordi emozionanti dei suoi interventi nelle carceri, collaborazione durata diversi anni “Quei corridoi, le celle e poi le sezioni (dove si sa, è vietato ogni accesso: un’esperienza forte e affascinante”  
Tecnicamente Bruno è di una competenza straordinaria e, parlando di serrature, distingue i due modelli in uso: sicuramente quelle con le chiavi a doppia mappa (a farfalla), al contrario di quelle a pressione (cilindro), sembrano rimanere ancora le più sicure (sempre che non girino copie delle chiavi chissà in quali mani). E a dimostrarlo è anche la percentuale di insuccessi delle scorrerie degli zingari ai quali la chiave a doppia mappa crea ancora qualche ostacolo.  
Insomma, ogni lavoro è una nuova prova da affrontare, quella che ti fa passare la notte in bianco pensando ad ogni soluzione. Per questo serve sensibilità, tatto e la conoscenza di ogni più piccolo meccanismo: un’esperienza raggiunta che Bruno ancora oggi deve a Franco con cui, nella ferramenta di Via Martiri, ha lavorato per quasi 12 anni, in un interscambio di amicizia e arricchimento professionale. “La cosiddetta scienza del vivere, - dice - quella che la scuola non insegna”.

Oggi Bruno, soddisfatto di se ed appoggiato nella vita e nella stessa attività dalla moglie Maria, chiede in queste righe di poter ringraziare tutti i suoi clienti che, consapevoli della sua delicata e preziosa opera, continuano a dimostrargli fiducia. 

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