venerdì 10 febbraio 2006

Lorenzi, l'uomo delle imprese estreme.Intervista al tassista-alpinista salito sul Balcone dell'Himalaya

Gianni Lorenzi
SANREMO (IM). Tastare le proprie capacità, le proprie paure. E’ una pulsione a volte sconosciuta alla razionalità quella che Gianni Lorenzi, cinquantunenne sanremese, vive attraverso le conquiste di imponenti cime montuose e sfide al limite. 
Il prossimo 3 giugno una nuova avventura lo vedrà impegnato in una maratona da Limone Piemonte a Montecarlo: una 100 km di corsa no stop (20 ore). Con lui l’amico sanremese Marco Paietta. Ad ottobre invece sarà a 6.500 mt sul Pak Ermo (la spalla dell’Everest), una delle 5 vette più alte del mondo (le 5 sorelle).

L’alpinismo, Lorenzi, lo ha conosciuto da ragazzo: “Ho iniziato con mio padre alla scoperta delle Alpi Marittime (nel cuneese). Il primo traguardo sollecita poi a provarci ancora, godendo ogni volta di nuove meraviglie”. L’equipaggiamento non richiede grossi esborsi: per quote intorno ai 7.000 mt di altitudine a –30°, con circa 5 mila euro il corredo è sufficiente. E con 1.500 euro si organizza una buona spedizione.
La sua ultima esperienza, iniziata il 13 ottobre scorso, lo ha visto protagonista in Nepal della scalata del Mera Peak (6.476 m) a tu per tu con l’Himalaja. La preparazione tecnica continua, si è per lui intensificata negli ultimi tre mesi. Poi la partenza: “La spedizione era composta da quaranta persone. - ricorda oggi l’alpinista - Con noi anche Roberto Repetto, medico di Tortona. Le sensazioni rimangono scritte sempre nella mia mente: la stanchezza e le condizioni che permettono solo veglia, a volte nemmeno. I tempi di reazione diminuiscono, tutto rallenta, anche la respirazione somiglia ad un rantolo. Per mangiare 5 cuochi nepalesi ma cucinare è un’impresa: si da preferenza a lenticchie (proteiche), cipolle (diuretiche), fagiolini, biscotti e te. E poi bisogna fare i conti con la consapevolezza di essere soli. I pochi elicotteri militari infatti non sempre riescono a prestare soccorso ad altezze proibitive. Per le comunicazioni solo due telefoni satellitari destinati a scaricarsi. Le statistiche calcolano che solo un alpinista su otto, toccata la cima, riesce a tornare giù. L’emotività, li, non può vincere. Li non si può sbagliare. Inoltre, capita spesso l’aggressione dei mauisti, nepalesi armati che, in nome di rivoluzioni politiche locali, taglieggiano le spedizioni finanziando i loro armamenti. Ma quello che mi ha segnato è la situazione disumana dei portatori. Non contano nulla ma lavorano come muli, comandati dagli sherpa locali. In queste particolari vicende, nella totale solitudine, nel gruppo non c’è posto per l’amicizia. Si pensa solo a se e non te ne avanza più. Sarà forse l’istinto di sopravvivenza”.
L’entusiasmo, il sacrificio, poi lo sgomento che segue la rassegnazione, poi di nuovo la determinazione ed il vigore. In fondo è la filosofia della vita. Ecco perché, come la vita, la conquista di ogni cima cambia qualcosa dentro.

Gianni Lorenzi è per il resto una persona tranquilla. Tassista, marito e papà, ammette che la paura più grande non è il rischio ma la consapevolezza che un giorno dovrà dire basta. “Per alimentare questa passione - conclude Lorenzi - bisogna saper togliere dai ricordi l’uomo con le sue pochezze e lasciare spazio all’immensità della montagna”.  

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