venerdì 8 agosto 2014

Con il Portico di Salomone e ‘Trincee di pace’ in scena riflessione e solidarietà

Trincee di Pace
RAPALLO (GE). Quando il teatro coniuga contemporaneamente pensiero e cuore nasce l’evento solidale “TRINCEE DI PACE nella prima guerra mondiale”, non una pièce o una rivisitazione storica bensì una testimonianza di uomini che hanno fatto la guerra.

A mettere in scena il particolare recital, che si terrà mercoledì 13 agosto alle ore 21 al Complesso Monumentale di Valle Christi a Rapallo, sarà la compagnia teatrale il PORTICO DI SALOMONE in una la serata che sarà occasione per riflettere su ciò che è stato oltre che preziosa opportunità umana grazie all’entrata a offerta libera il cui ricavato sarà devoluto in favore di A.V.S.I. per le famiglie siriane in fuga dalla guerra rifugiate nel campo profughi di Marj El Khokh in Libano.

Nel recital letture di brani in prosa, passando per poesie e canzoni, accompagnati dalla partecipazione del Gruppo vocale “Good News”, in “tre passaggi che ci caratterizzano anche in tempi che noi chiamiamo di pace”  spiegano i vertici dello gruppo reduce dal successo del recente “Giobbe o la tortura degli amici” di F. Hadjadj presentato lo scorso 13 maggio al teatro Cantero di Chiavari. 

Il cuore dell’uomo è sempre lo stesso.
1) LA GRANDE UTOPIA. L’uomo cerca confusamente un bene per sé e per gli altri, una società migliore, una condizione perfetta. Il potere ( statale, culturale ed economico) ci specula. La guerra per molti diventa un ideale un ideale. Si tratta però di una grande svista.
2) LA TRINCEA. L’ideale diventa utopia. La realtà della guerra si impone e la smaschera. L’utopia immagina un sistema per cui sacrifica l’uomo. La guerra non mantiene quello che promette. E’ una grande operazione del potere, della modernità. La trincea è il luogo del realismo. Pone il grande limite agli slogan propagandistici. Ma lì, in trincea l’uomo riguadagna se stesso e il rapporto con l’altro. Il dolore genera poesia.
3) TRINCEE DI PACE. L’umano è ridestato da fatti concreti; è un germoglio che spunta su un ramo secco. L’uomo, in condizione di povertà e di bisogno estremo vede questo germoglio e ne segue il corso, nonostante le reticenze. I sospetti non prevalgono. E l’uomo scopre l’altro, anche nel nemico. Ci furono fatti concreti che documentano che nemmeno la corte marziale può far fuori quello che l’uomo è (vedi Tregue di Natale). In questo senso la tregua non è una semplice sospensione della guerra, ma l’emergere di quanto è stato detto.

Dunque, un altro ricamo sull’anima quello che Il Portico di Salomone, com’è d'altronde è nella sua essenza, promette ancora una volta di offrire al suo pubblico che già da tempo nota e apprezza la profondità umana delle scelte artistiche di questa la compagnia teatrale, costituitasi peraltro recentemente come associazione e nata dall’esperienza di un gruppo di giovani rapallesi accomunati dalla passione per il teatro. 
Venticinque ragazzi di diverse età, accompagnati dalla regista Marina Maffei e da un piccolo staff tecnico composto da alcuni adulti, hanno portato in scena negli ultimi quattro anni una serie di spettacoli che mettono a tema l’uomo in relazione alle sue domande fondamentali, e al suo percorso alla ricerca di un significato del vivere. Non a caso, la scelta di quest’ultimo evento è stata suggerita dalle celebrazioni per il centenario dallo scoppio del confitto; lo spettacolo seguirà un percorso tematico diviso in vari momenti: lo slancio iniziale e l’entusiasmo per la guerra, la disillusione di fronte al dolore e alla morte, ma anche la speranza di pace intravista dentro al buio più profondo, individuata in particolare nelle numerose testimonianze delle “tregue di Natale”. 

Anche intrappolato nel peggiore del male, l’uomo non può fare a meno che cercare ciò che può risvegliare in lui quella scintilla di bene per cui il suo cuore è fatto.

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